L’Area dei Gladiatori è una struttura in muratura di forma ovale, e prima dello scavo attuale si vedeva affacciandosi dall’alto da Piazza d’Oro, ma solo quando veniva liberata dalla vegetazione. Non è mai stata scavata, ed è tradizionalmente interpretata come una possibile Arena dei Gladiatori o Anfiteatro semplicemente per la sua forma.
A partire dal 2024 il professor Fabio Cavallero dell’Università di Urbino dirige lo scavo in quest’area inesplorata della Villa, in collaborazione con il Ministero della Cultura e l’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, oggi diretto dal dott. Alberto Samonà.
Nel 2024 lo scavo ha rinvenuto sotto queste strutture i resti di un palazzo dell’epoca di Adriano, come si comprende dalla tecnica costruttiva, che era stato raso al suolo per costruirvi sopra il cd. Anfiteatro. Scoperta che ha permesso di comprendere meglio le fasi tardo antiche di Villa Adriana, dele quali in genere si sa assai poco.

Lo scavo di quest’anno, iniziato a fine agosto 2026, ha portato ad una scoperta eccezionale, riportata da un comunicato del Ministero della Cultura: una lastra di marmo ancora in situ con l’iscrizione FVLGVR SVBMANIVM (fulmine di Submanio), che si riferisce ad un antico rituale religioso romano.
Quando un luogo veniva colpito d un fulmine, veniva consacrato alla divinità e non vi si poteva costruire nulla. Se il fulmine cadeva di giorno era attribuito a Giove; se invece cadeva di notte era scagliato da Submanio, arcaica divinità del cielo notturno.
L’iscrizione significa quindi che in quel luogo era caduto un fulmine notturno, e la zona era stata consacrata alla divinità e mai più toccata. Accanto ad esso sorgono le rovine del palazzo raso al suolo durante la costruzione del cd. Anfiteatro.
Questa scoperta apre nuove prospettive nello studio di Villa Adriana e dei suoi rituali religiosi, dei quali facevano parte quelli che si svolgevano in occasione del Solstizio d’Estate e d’Inverno nella Spianata dell’Accademia, che si trova sul lato opposto della Villa.
In quelle date si vedono ancor oggi suggestive illuminazioni (ierofanie) sia nell’edificio di Roccabruna che in quello dell’Accademia, che è in proprietà privata.
Il loro significato simbolico e religioso con relativi rituali è spiegato in dettaglio nel libro di Marina De Franceschini e Giuseppe Veneziano «Villa Adriana. Architettura Celeste. I segreti dei Solstizi» di Marina De Franceschini e Giuseppe Veneziano, pubblicato da Rirella Editrice (solo in italiano).