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ARCHEOASTRONOMIA NEL PALAZZO DI DIOCLEZIANO A SPALATO (CROAZIA)

Grazie alla collaborazione con lo studioso locale Zlatko Andrijašević, abbiamo scoperto l’archeoastronomia nel Palazzo di Diocleziano a Spalato (Croazia) e fotografato straordinarie illuminazioni all’interno del Vestibolo, in occasione dei Solstizi e degli Equinozi.

Il grande oculo del Vestibolo funziona come quello del Pantheon di Roma, perché crea dei cerchi di luce ad altezze diverse a seconda delle stagioni, come spiegato nel nostro libro «Pantheon Architettura e Luce» dedicato all’Arco di Luce.

Al pari di Adriano nel Pantheon, Diocleziano poteva affermare di essere così potente da comandare persino il corso del Sole all’interno del Vestibolo, in occasione delle illuminazioni. Doveva presiedere importanti rituali religiosi, affacciandosi sul Peristilio da una terrazza davanti al Vestibolo.

Le illuminazioni che abbiamo scoperto erano un segnale della presenza e approvazione della divinità. Diocleziano era già divino in vita e quindi un gradino più in alto rispetto a eventuali rivali nella successione, legittimando il suo potere. Acclamato imperatore nel 284 d.C. è tristemente noto per le persecuzioni contro i Cristiani, che nacque dal loro rifiuto di considerare l’imperatore come un dio, minandone pericolosamente l’autorità.

Nel 274 d.C. con l’imperatore Aureliano il culto del Sol Invictus divenne culto di Stato e l’imperatore fu proclamato Dominus et Deus, discendente dal dio Sole:  come tale indossava il diadema e un mantello ricamato di pietre preziose.
Diocleziano e Massimiano usarono quegli stessi simboli del potere. Diocleziano indossava il diadema, e si proclamò «rector orbis ac domino, fundator pacis aeternam, providentissimo princeps», cioè «reggitore del mondo, fondatore della pace eterna, e principe previdente».

In realtà fu uno degli ultimi grandi imperatori, e cercò di salvare l’impero romano dalla disgregazione e dalla crisi economica, con l’importante Editto sui Prezzi. In un’epoca di infinite guerre civili fra generali rivali – bastava avere un esercito per farsi acclamare imperatore – cercò di assicurare una successione al potere stabile e duratura, creando la Tetrarchia con due imperatori –  gli Augusti – e due successori designati  – i Cesari, e divise l’impero in quattro parti.

Gli Augusti erano Diocleziano, che governava l’Oriente Oriente (Egitto, Libia e Asia) e Massimiano, che governava  Italia, Rezia, Sicilia, Sardegna e Africa.
I Cesari erano invece Galerio, che governava Illiria, Macedonia, Grecia e Creta, e Costanzo, che governava Gallia e Britannia.

Nel 303 d.C. Diocleziano e Massimiano celebrarono il Trionfo sui Persiani a Roma, con uno spettacolare ingresso su un carro trainato da quattro elefanti. Subito dopo Diocleziano abdicò e si ritirò nel suo Palazzo di Spalato, che aveva iniziato a costruire nel 295 d.C., dove disse di preferire la coltivazione dei suoi cavoli all’esercizio del potere (da cui pare derivi il detto «cavoli miei»).


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